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La vera storia di Keiko Ichiguchi
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È il 1966 quando la nostra mangaka preferita viene alla luce.
Fin da piccola dimostra una certa passione per i manga, soprattutto per quelli di Ryoko Takahashi (inedita in Italia) e per il mondo dello ."Shojo" in generale.
La passione per il fumetto viene vissuta attivamente scrivendo e disegnando storie per diverse fanzine ai tempi del liceo (tra le altre cose Keiko si diverte a disegnare storie "inedite" di "Capitan Tsubasa"!).
Porta in giro i propri lavori per il Giappone alle diverse fiere amatoriali... i dati di vendita sono incoraggianti: 1500 copie vendute in brevissimo tempo!
È proprio in quel periodo che nella giovane mangaka matura l'idea di far diventare la propria passione un vero e proprio lavoro.
Per saggiare le proprie capacità Keiko decide di partecipare al prestigioso premio indetto dalla casa editrice "Shogakukan", siamo nel 1988.
È un successo: il premio come migliore autrice è suo! Il suo talento viene riconosciuto anche dalla "sensei" Fuyumi Souryo (da noi famosa ed amata per le serie edite dalla Star Comics di "Mars" ed "ES"), uno dei membri della giuria.
Ben presto però Keiko si troverà a doversi confrontare con i problemi quotidiani ... cosa fare da grande? La risposta pare ovvia: la mangaka.
Con i soldi vinti del premio riesce a pagarsi la fine degli studi universitari (si laurea in lingua italiana presso l'universita' di Osaka per gli studi delle lingue straniere) ed un viaggio in Italia dove conosce il regista Dario Argento su cui ha incentrato la sua tesi di laurea. Un primo approccio concreto con il nostro paese lo ha frequentando il corso di Italiano tenuto dal prof. Giorgio Amitrano (al quale presterà la sua collezione di shojo) di cui diverrà grande amica.
Una volta mostrate le proprie capacità e decisa a percorrere la propria strada continuando a disegnare, Keiko Ichiguchi o per meglio dire Sakisaka Keiko (pseudonimo usato per evitare le "sfuriate" in famiglia dove il lavoro di mangaka non è ben visto) inizia così a collaborare con la "Shougakukan" per la quale realizzerà diverse storie dapprima edite sulla rivista "Bessatsu Shojo Comic" e poi raccolte in volumetti monografici ( vedi ).
Ma la vena creativa non si ferma ai manga: Keiko scriverà infatti diversi "drama" per la radio ed articoli per la rivista "Palet" (rivista per ragazze in cui teneva una rubrica sui viaggi). La collaborazione con la prestigiosa casa editrice termina nel 1994.
Stanca del Giappone, Keiko decide allora di rischiare e, seguendo il consiglio degli amici, parte per il nostro Paese. Forte del proprio corso di italiano, Keiko quindi sbarca a Bologna nel 1993.
L'impatto con la quotidianità italiana però è talmente scioccante da farle dichiarare quasi la resa... ma ecco che il destino ci mette lo zampino e fa incontrare Keiko con i Kappa Boys! Da quell'incontro fortunato prenderà il via una fruttuosa e duratura collaborazione: il primo lavoro è la realizzazione per Star Comics del volume "Oltre la Porta" realizzato in collaborazione con Andrea Baricordi, Massimiliano de Giovanni e Barbara Rossi (ossia i kappa boys). Keiko riesce giorno dopo giorno a ritagliarsi il proprio spazio all'interno del mercato italiano dei manga. Ben presto amplia i propri impegni non limitandosi solo a disegnare ma anche a tradurre i manga più importati (ad esempio Berserk e Vagabond) e firmando articoli per la rivista "Kappa Magazine". Il legame con il proprio Paese comunque non si indebolisce e anzi si rafforza grazie alla collaborazione, oltre che con la prestigiosa Koudansha, con un piccolo ma prestigioso editore nipponico per il quale realizza un libro sui misteri del nostro Paese ( vedi ).
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